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Dott.ssa Margherita Zannoni

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Dr.ssa Acatemera Lagioia

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Psicologo Ravenna → Pillole di Psicologia

Il tuo bambino non sta fermo un momento, non riesce a restare seduto, è irrequieto e impulsivo? La maestra ti riferisce che in classe si distrae facilmente, non riesce a concentrarsi sul compito, è superficiale e disorganizzato, tende a perdere o danneggia il materiale scolastico? Attenzione, potrebbe non trattarsi di un semplice atteggiamento esuberante ma di un vero e proprio disturbo psicologico denominato ADHD.

L'acronimo sta per Attention Deficit Hyperactivity Desorder ovvero Deficit dell'Attenzione ed Iperattività e si riferisce ad una sindrome che insorge generalmente nell'età evolutiva e che risulta, appunto, caratterizzato da instabilità, impulsività ed iperattività. Il disturbo comportamentale ostacola il normale sviluppo psicologico del bambino compromettendo l'adattamento ai normali contesti di vita come la scuola o la famiglia e pregiudicando le capacità sociali e l'integrazione nel gruppo dei pari.

Il disturbo si può associare ad altre problematiche come il disturbo oppositivo-provocatorio o i disturbi specifici dell'apprendimento ( dislessia , disgrafia etc.) e, raramente, depressione e disturbi d'ansia. Il rischio maggiore è, tuttavia, costituito dalla probabilità di sviluppare comportamenti antisociali e dipendenza da droghe.

L'ADHD è più diffusa nei maschi in un rapporto 3:1 e presenta un'incidenza del 6-7%.

Non si conosce l'origine della patologia ma l'ipotesi più accreditata è quella genetica. Sono invece ben documentati i fattori di rischio: l'uso di alcool e di droghe durante la gravidanza (che determinano una riduzione della produzione di neurotrasmettitori), l'esposizione a tossine ambientali (come il piombo presente nelle vernici e nelle tubature dei vecchi edifici ) e gli additivi alimentari. Negli ultimi periodi si sta facendo sempre più strada il sospetto, non sostenuto ancora da evidenze, di una responsabilità dello zucchero.

L'ADHD presenta due forme cliniche differenti in base alla prevalenza di una tipologia di sintomi: deficit dell'attenzione (con incapacità a seguire le istruzioni, labilità attentiva, difficoltà di pianificazione, scarsa memoria etc.) o impulsività/iperattività (con irrequietezza, instabilità motoria, logorrea, ipercinesi, difficoltà di ripsettare il turno e l'attesa etc.). L'orientamento verso una diagnosi di ADHD è dato dal riscontro di almeno 6 sintomi (per ognuna delle forme citate) manifestati da almeno 6 mesi.

La terapia comprende trattamenti riabilitativi (neuropsicomotricità e psicoterapia) e l'eventuale somministrazione di farmaci.

Al momento dell'orgasmo inizio a piangere...ma non di felicità. Perchè?

Salve a tutti, mi chiamo Roberta e ho 24 anni. Vi scrivo perchè vorrei ovviamente dei consigli esperti.

Il mio problema che ormai è da due anni che ce l'ho è che quando arrivo al momento dell'orgasmo inizio a piangere...ma non di felicità, liberazione...mi sale una tristezza come se mi avessero fatto del male...ma non dolore fisico...

Questa sensazione, emozione mi viene anche quando mi autocompiaccio. Nel corso degli anni passati non ho avuto esperienze relazionali positive...Mi hanno tradito, mi hanno lasciato, mi hanno mentito...le mie due relazioni non sono durate più di 4 mesi e ho avuto e ho dei rapporti occasionali.

Vi ho scritto perchè non ne posso più di sentirmi così...Vorrei qualche consiglio. Grazie in anticipo Cordiali saluti Roberta

Domande come questa le trovi sul sito degli Psicologi della Campania, in questa pagina: www.psicologicampania.it/psicologo-napoli.html

Risponde il Dott. Massimo Ventura

Gentile Roberta,

la sua è una questione delicata che allo stesso tempo getta luce su altri significati solo apparentemente slegati…

Il momento dell’orgasmo dovrebbe essere, in teoria, il momento della completa soddisfazione, se non della gioia. Può capitare certamente che non tutte le esperienze sessuali che viviamo siano così fortunate, dopo tutto siamo umani e siamo continuamente sottoposti a tensioni di vario tipo e genere che non sempre ci lasciano godere – certo, si può dire, senza imbarazzi superflui – con pienezza e libertà quel momento.

Ma in lei addirittura quel momento porta tristezza e lacrime tanto che lei stessa vive la sensazione di “come se le avessero fatto del male”, frase che, detta da lei, avrebbe fatto pensare inizialmente ad una qualche più o meno remota esperienza traumatica…

Ma poi lei aggiunge che questa identica sensazione la invade anche quando “si autocompiace” di sé stessa…E allora viene da pensare… anche in merito alle sue relazioni sentimentali passate…

Sembra, e dico sembra perché non ho indizi ulteriori in questo senso, che qualcosa le impedisca di essere felice e che intervenga in tutti i momenti in cui lei dovrebbe/potrebbe esserlo.

Qualcosa che non la autorizza ad essere soddisfatta di sé stessa e delle sue esperienze.

Non credo, sinceramente, si tratti di qualcosa strettamente legato all’area della sessualità ma è lì che questo qualcosa si riflette e porta il suo effetto, come in uno specchio.

Qualcosa che non vuole/non le permette di essere felice o soddisfatta di sé stessa.

La situazione sembra essere sempre la stessa, come un film che si ripete anche se gli attori cambiano: lei vive una situazione che potrebbe renderla felice ma proprio in quel momento scatta il blocco. Il “no” che le arriva da qualche parte dentro di lei.

Questo le dice qualcosa? Le fa venire in mente qualcosa anche se apparentemente questo qualcosa non c’entra nulla con l’esperienza dell’orgasmo?

Se così fosse, e glielo augurerei, qualunque cosa sia è da lì che parte il suo malessere, la causa della sua tristezza in quei momenti che dovrebbero essere per lei positivi e soddisfacenti.

Mi rincresce non poterle essere più d’aiuto di così, ma quella che lei porta oggi nella sua mail è “solo” una porta, ed è già una cosa buona quando certe porte dimenticate vengono riscoperte.

Ma cosa ci sia oltre quella porta può saperlo e scoprirlo solo lei. Non abbia paura di attraversarla. Probabilmente questo sarà solo l’inizio di un suo percorso personale, che potrà fare da sola o con l'assistenza di un professionista, questa rimane una sua scelta, ma se lo percorrerà fino in fondo potrà riuscire a viversi tutte le sue felicità piccole e grandi con la pienezza che meritano.

Questa è una delle risposte date alla domanda “Al momento dell'orgasmo inizio a piangere...ma non di felicità. Perchè?” presente su Psicologi-Italia.it.

Trova risposti simili a quella data dal Dott. Massimo Ventura alla Sig.ra Roberta su su www.psicologi-verona.it/

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